UN PUGNO DI GRANO NEL SOLCO

Nell’angolo della stanza Maria aveva

ammucchiato il frumento della spigolatura

di agosto. Era un piccolo monte grazioso,

di grano, che ella ogni giorno guardava

come un caro tesoro.

 Le spighe gliele aveva battute la trebbia nell’aia del padrone del campo. Ci aveva lavorato due ore, quella volta, la trebbia.

 Passarono i mesi. Un giorno Maria decise di prenderne un pugno dal mucchio e scendere giù nel giardino.

   Guardava, sospirando, la mano, fermandola ancora un istante, prima di collocare nel solco già pronto quei grani; li aveva trovati nel campo vivaci e crepitanti, splendenti nel sole, racchiusi nelle spighe gelose; e non li avrebbe più visti.

 Perciò faticava a lasciarli, tentata com’era a riportarli nel mucchio.

   Ma una dolce ala di vento glieli tolse di mano e li adagiò con lieve gesto nel letto di terra che da giorni aspettava. 

   E quei chicchi, uscendo di mano, sussurravano tenui a Maria: “più tardi saremo turgidi semi racchiusi in spighe dorate”.

  Allora Maria richiuse la fossa di loto e quella del cuore e restò nel silenzio paziente aspettando quei tempi promessi.

    L’inverno inzuppò ogni cosa nel giardino, la neve coperse gli stecchi e le aiuole di bianchissima coltre. Ma poi, un tepido sole si affacciò sorridente asciugando la terra.

   Maria, con tenera mano ritoccò quella zolla col timore di rompere i teneri nati in cerca di luce.

   Allora comprese il mistero della vita del grano e dell’uomo: quell’ala di vento pareva, quel giorno, un’offesa; era un provvido gesto d’amore; quel solco pareva inghiottire il suo dono; voleva donare del semplice pane.

   Ogni anno ritorna la turgida spiga riarsa dal sole: nasconde il buon grano che, lento, s’indura e s’ indora per essere cibo ad ogni viandante in cammino.

 Non era una fiaba; era solo la storia di un Uomo che, sepolto nel solco del mondo, risorge glorioso in aprile, a nutrire ancor oggi l’uomo che aspetta con pace, sicuro; l’uomo che ha tanta fame di Dio.

     BUONA PASQUA! !!