Carissima/carissimo,
ti giungano fraterni ed affettuosi
gli auguri dalla tua parrocchia
che ti ricorda davanti
ai Santi Orione e Cottolengo.
La torre campanaria della Certosa s’illumina ogni sera e pare un angelo che tende a volare verso una luce più alta, più tenue, graziosa, quella del monte, in cerca di carezze di madre.
Che pace t’infonde, all’imbrunire, lo sguardo fugace lanciato in quei lumi, mentre attendi di passare al di là della strada!
E allora ricordi che nel giorno eri andato, con più calma, a visitare i lunghi viali e le celle e le arcate dei portici che un tempo eran colme di sai e di salmi cantati dai cori:
suoni e mistiche voci capaci di rendere forti le mura e sicuri i devoti che s’univano alle preci dei certosini.
E ricordi ancora ch’andasti a guardare, stupito, le infinite arti create nel tempo dai vari e dai molti martelli di chi fede e bellezza faceva scaturire dal sasso.
E poi là, nel fondo, sotto un verde rilievo di terra, t’imbattevi, sorpreso, sull’urna di un grande che a Bologna ebbe voce potente per il suo verso pulito e robusto.
E l’aveva chiamato Giosuè sua madre allorché l’acqua versata sul capo lo fece cristiano.
Puntasti gli occhi ancora sul lato vicino, e t’accorgesti d’un altro bagliore, la luce di Lucio, vibrante serena ed allegra, che offriva le note al noto poeta.
Così l’armonia dell’uno e i versi marcati dell’altro tornavano, e tornano ancora, in Certosa, a formare un coro che sa di preghiera.
Ed allora anche tu sentisti nell’anima i colpi di un divino scultore che voleva eternarti, ma non di sasso o di bronzo; e tornasti, infine, ad aspettare, alla strada maestra, che il verde dicesse di scendere, ma diverso, al tuo giornaliero operare.
T’ auguro di eternare ogni tua attività.
Buon Compleanno.
Don Erasmo e la Comunità parrocchiale.
