C’è un giovin che guarda dal vetro di un maestoso palazzo.
È solo; si mette a graffiare nervoso quel vetro appannato.
Fa freddo di fuori. Sulla strada si notano a tratti pozzanghere e ciottoli in mucchio. Pare che dicano al tempo inclemente che occorrono luci ed addobbi di festa.
C’è un cielo che induce a pensare e anche a pregare.
C’è pure la tortora volata sul palo e sul filo intenta a tubare.
E’ stanca di andare, ma vuole che il mondo sì grigio ritorni a brillare.
Nell’umile casa di fronte al palazzo il giovane scorge tre bimbi che, intenti a giocare, si scambiano i doni allestiti e creati con cura tra i banchi di scuola; e compongono anche un bel mazzo di fiori con gigli e con rose; lo portano al letto di Mara, la nonna che torna a sorridere unendosi alla loro giuliva canzone.
Non ode le voci, il ragazzo, intento a guardare dal vetro appannato e un poco graffiato. Ma forse gioisce coi bimbi che offrono baci e un mazzo di fiori alla nonna malata.
Più in là, nella via, c’è un uomo già carico d’ anni che veste un tabarro un po’ logoro e scuro; e s’affretta a raggiungere un carro che passa.
Si ferma, l’asinello, al cenno dell’uomo che viaggia e dell’altro che tende la mano.
Non è una scena inventata. Si scambiano auguri, si offrono doni, sorridono insieme chiedendo e donando.
Il giovane che guarda dal vetro graffiato decide di scendere giù nella strada ad ascoltare il tubare della tortora sul palo e sul filo, a dare una voce ai bambini della piccola casa, i quali lo invitano a salire e a giocare con loro.
E, quando si sente felice, ritorna alla strada, si sporca di fango il vestito correndo al carretto che parte, tenendo a tracolla i regali.
Dal fondo della via una voce e una luce l’attira. Gli par di trasalire, di nascere nuovo.
Nascoste da nebbia la chiesa e la grotta hanno pronto il presepe che intona una graziosa melodia.
Anche lui, il ragazzo, domani s’ unirà ai pastori ch’andranno alla stalla a trovare un Bambino, che nasce a far splendere sul mondo le stelle.
BUON NATALE
